L’ultima meraviglia del mondo antico: le Piramidi di Giza, le custodi dell'eternità 

Pubblicato il 30 novembre 2025 alle ore 22:28

Il Richiamo dei Faraoni: ritornare alle maestose Piramidi di Giza

Abbiamo visitato per la prima volta la Piana di Giza più di vent'anni fà.

Sembrava una di quelle esperienze da "lista dei desideri" da fare una volta nella vita.

Ma mi sbagliavo.

Ci sono luoghi, infatti, che ti rimangono dentro, luoghi che continuano a chiamarti, a sussurrarti storie attraverso il tempo.

Ho sentito forte il richiamo delle Piramidi e dei grandi faraoni che le hanno commissionate. E alla fine ho ceduto, ed ho deciso di tornare.

E l'emozione? Intensa, indescrivibile, quasi più forte della prima volta.

Ci sono luoghi che ogni volta ti smuovono qualcosa dentro, e le Piramidi di Giza sono senza dubbio il culmine di questa magia.  

La Necropoli di Giza: unica sopravvissuta tra le Sette Meraviglie del Mondo Antico

L'Egitto antico ha lasciato un'eredità che sfida ogni logica.

Non sono semplici mucchi di pietre. Sono i sogni megalomani di una civiltà che ha sfidato il tempo.

La Piramide di Cheope: il gigante che sfiorava il cielo

Immaginate di essere nel 2560 a.C.:  state ammirando una montagna perfetta, creata non dalla natura ma dalle mani dell’uomo, la struttura più alta mai costruita, quasi 147 metri, un record che resisterà per quasi 4000 anni.

Un tempo era rivestita di calcare lucidissimo, tanto brillante da riflettere la luce come un faro nel deserto.

Sto parlando della Piramide di Cheope (o Khufu), la più antica e l’unica delle Sette Meraviglie antiche ancora in piedi.

La Piramide di Cheope è la più imponente e antica delle tre. Costruita per il Faraone Khufu, figlio del Faraone Snefru, detenne per quasi quattro millenni il record di struttura più alta del mondo (originariamente 147 metri).

Richiese l'utilizzo di oltre 2,3 milioni di blocchi di pietra, trasportati e posizionati con una precisione astronomica che sconcerta ancora oggi gli ingegneri moderni.

Il suo allineamento ai punti cardinali è quasi perfetto, una testimonianza di una conoscenza del cosmo che ci lascia a bocca aperta.

È l'Egitto, concentrato in un punto. 

Una curiosità...

Il varco usato oggi dai visitatori per entrare all'interno della Piramide di Cheope non è l’ingresso originale: fu scavato a colpi di piccone dal califfo Al-Ma’mun nel IX secolo, convinto che dentro ci fossero tesori inestimabili.

Non trovò oro, ma contribuì a riportare alla luce una delle strutture più enigmatiche del pianeta.

La Piramide di Chefren: il faraone che si fece custodire dalla Sfinge

Subito a sud-ovest, su un'altura naturale, si erge la Piramide di Chefren (Khafre).

Chefren, figlio di Cheope, volle lasciare un segno non meno importante del padre. E ci riuscì.

La sua piramide, posta su un terreno più alto, sembra quasi sfidare la grandezza della Grande Piramide.

Sembra la più alta, ma è un trucco ottico geniale dovuto alla sua posizione e alla sua pendenza più ripida!

Il dettaglio che la distingue?
La sommità è ancora ricoperta dal rivestimento originale in calcare bianco di Tura, un piccolo frammento dell’antico splendore che avvolgeva tutte le piramidi.

Quelle pietre bianche e lisce sono l'unica prova tangibile di quanto dovessero essere accecanti le piramidi nel sole del deserto.

La Sfinge: il volto del Dio

Non si può parlare di Chefren senza inchinarsi al suo guardiano eterno, la Sfinge.

Non è solo una statua; è la più grande scultura monolitica del mondo, un essere mitologico con il corpo possente di leone e il volto umano.

Scolpita direttamente da una protuberanza di calcare sul sito, la Sfinge (Abu al-Hol, Padre del Terrore) sembra emergere dalla sabbia come una creatura viva.

Posta ai piedi della Piramide di Chefren c'è lei, la guardiana silenziosa dal volto umano e corpo di leone.

Nessuno sa con certezza chi rappresenti, ma l'opinione dominante è che il volto monumentale sia un ritratto idealizzato del Faraone Chefren stesso.

Egli è il Custode, l'incarnazione della forza divina e della regalità.

La sua presenza, scolpita come una sentinella eterna, aggiunge un’aura di mistero che non smette mai di incantare.

La Piramide di Micerino: l'eleganza in granito rosso

 Infine, abbiamo la più piccola, ma forse la più elegente: la Piramide di Micerino (Menkaure), nipote di Cheope.

 Non lasciatevi ingannare dalle dimensioni, circa 62 metri d'altezza: ciò che le manca in altezza lo recupera in lusso e raffinatezza.

Se Cheope ha puntato sulla massa, Micerino ha puntato sulla qualità.

La sua base era splendidamente rivestita di lastre di granito rosso di Assuan. Questo non era il solito calcare: era granito, una pietra dura e preziosa, che ha richiesto una maestria incredibile per essere lavorata.

Le Damigelle d'Onore: Ai suoi lati si trovano tre piccole piramidi satelliti, probabilmente destinate alle sue regine o consorti, che completano l'intimo e regale panorama.
Micerino ci ricorda che, anche nell'antichità, la ricchezza si misurava nella difficoltà dei materiali scelti!

Secondo Erodoto, Micerino era un sovrano saggio e giusto, talmente giusto da irritare gli dei, che lo avrebbero condannato a una vita più breve.

Un racconto affascinante, perfetto per capire come anche la memoria dei faraoni fosse avvolta da mito e leggenda.

Il Segreto Svelato: come furono costruite? come arrivarono i blocchi di pietra a Giza?

Per millenni, gli esperti si sono interrogati sul più grande enigma costruttivo: come fecero gli Egizi a trasportare milioni di tonnellate di blocchi di calcare e granito fino al deserto?

  Non fu magia, ma ingegneria idraulica.

Negli ultimi anni, scienziati e geologi hanno pubblicato studi rivoluzionari che risolvono questo mistero.

Hanno scoperto le prove che un ramo del Nilo, oggi prosciugato e sepolto sotto la sabbia, un tempo scorreva proprio ai piedi dell'altopiano di Giza.

Questo corso d'acqua perduto, denominato Ramo Ahramat, collegava l'intera rete di siti piramidali della IV dinastia (e non solo!) al fiume principale.

Ciò significa che i costruttori non hanno dovuto trascinare le gigantesche pietre per chilometri nella sabbia: le hanno semplicemente caricate su barconi e fatte navigare fino a destinazione. L'acqua era la loro autostrada.

Il genio degli antichi Egizi non stava solo nel costruire le piramidi, ma nel saper sfruttare con maestria la potenza del loro ambiente, trasformando un fiume in un'arteria vitale per la loro impresa monumentale.  

Visitare le Piramidi di Giza oggi: tutto ciò che occorre sapere

Oggi le piramidi si visitano con un sistema moderno e ben organizzato, pensato per rendere l’esperienza più fluida e… indimenticabile.

1. Da dove si entra

L’accesso principale è il nuovo Visitor Centre, dove tutto inizia:
biglietti, controlli di sicurezza, mostre introduttive e navette che ti porteranno direttamente nel cuore dell’altopiano.

2. Biglietti: quali comprare? 

I prezzi possono variare, ma ecco una guida orientativa:

  • Ingresso generale all’altopiano + Sfinge: circa 700 EGP

  • Interno Grande Piramide (Cheope): circa 1500 EGP

  • Interno Chefren: circa 280 EGP

  • Interno Micerino: circa 200 EGP

  • Ridotti studenti: circa metà prezzo

 

Potete acquistare i biglietti:

  • direttamente al Visitor Centre

  • oppure online, per evitare le code

 

E se volete entrare all'interno della Piramide di Cheope...
I biglietti per entrare dentro Cheope vanno a ruba. Se volete esplorarne gli interni, prenotate in anticipo e arriva prestissimo.

3. Il tragitto in navetta panoramica

Dimenticate vecchi pullman e traffico caotico: ora si sale su navette elettriche che fanno un percorso panoramico attraverso l’altopiano.

Il sistema è del tipo hop-on / hop-off: potete scendere e risalire quando e quanto volete vuoi.

Le navette fermano in diversi punti strategici:

  • Panorama Point: la sosta più fotografata, con vista sulle tre piramidi allineate

  • Cheope Station: per avvicinarvi alla Grande Piramide

  • Chefren Station: perfetto per vedere il contrasto tra piramide e Sfinge

  • Micerino Station: più tranquilla, ideale per scatti suggestivi

  • Sphinx Station: per guardare negli occhi la creatura più enigmatica dell’antichità

 

Le Piramidi di Giza non sono soltanto “da vedere”: sono da vivere.
Sono un contatto diretto con una grandiosità che nessun’altra civiltà ha saputo replicare.
Sono un viaggio tra luci, ombre, storie e intuizioni che ancora sfidano il tempo.

E quando, al termine della visita, la navetta vi riporterà verso il Visitor Centre, voltatevi un’ultima volta: le tre Piramidi, immobili e gigantesche, vi osserveranno, come fanno da 45 secoli.


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